Manifesto -- Diario -- 2084 -- Honi soit qui mal y pense


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Coscienza ed Intenzionalità

« In Husserl, il carattere intenzionale è proprio non soltanto dell'atto strettamente conoscitivo, ma anche del sentimento e della volontà. [...]

[Husserl riveste] la nozione di intenzionalità di una dimensione [...] risolutamente epistemologico-ontologica. La coscienza diventerà, in Husserl, il costitutivo del senso della realtà, non più il campo dove si sperimenta effettivamente la realtà.

Mentre per il positivismo psicologistico ogni fatto e atto di coscienza comporta la risoluzione del contenuto di coscienza nell'attività di coscienza, per Husserl ogni fatto di coscienza - sia di natura conoscitiva sia di natura affettiva - è un atto intenzionale, avente cioè correlazione dinamica col dato nella sua dimensione di alterità: è un "mirar a" (abzielen), un movimento tendenziale, l'aprirsi della coscienza verso ciò che essa non è. Il termine della coscienza (noema) non è il costitutivo della della coscienza, ma ciò di cui si ha coscienza o verso cui la coscienza tende; è il suo correlato oggettivo , l'oggetto presente, il dato in quanto rivelato, l'idea come ideata, il significato dell'ente.

Il costitutivo della coscienza è invece l'atto (noesi) nella sua dimensione intenzionante, in quanto significante. Il dato è dunque distinto dall'attività di coscienza, anche se l'intenzionalità comporta una reciproca relazione tra dato e attività. L'atto è pertanto essenzialmente proteso verso il suo termine-oggetto in una dimensione di alterità, così come la coscienza è essenzialmente intenzionalità oggettivante.

Dirà giustamente Scheler: « secondo Husserl, il "noema" e la "noesi" si condizionano reciprocamente nella loro modalità qualitativa* ». La categoria della correlazione essenziale tra coscienza e oggetto noematico sembra così costruire l'essenza della fenomenologia * ».

Antonio Lambertino, Max Scheleler: Fondazione Fenomenologica dell'Etica dei Valori, 1977

Immigrazione, federalismo e lotta di classe

« The EU should "do its best to undermine" the "homogeneity" of its member states »

Peter Sutherland, Goldman Sachs International

Immigrants

« [...] These immigrants, however, are split up into nationalities which understand neither each other nor, for the most part, the language of the country. And over there your bourgeoisie is far more adept than the Austrian government at playing off one nationality against another—Jews, Italians, Bohemians, etc., against Germans and Irishmen, and each against the other so that in New York the workers' living standards vary, or so I understand, to an extent unheard of elsewhere. And on top of that you have the complete indifference of a society, which has grown up without any of the easy-going background of feudalism and upon a purely capitalist basis, towards human beings who have fallen victim to the competitive struggle: “there will be plenty more, and more than we want, of these damned Dutchmen, Irishmen, Italians, Jews and Hungarians” — and in addition, standing in the background, you have John Chinaman who far outdoes them all in his ability to live on next to nothing. » Lettera di Engels a Herman Schlüter del 30 marzo 1892, in MECW, vol. 49, pag. 393

« [Immigration] splits the workers into two groups, native-born and foreign, and the latter again into 1. Irish, 2. Germans, 3. a number of smaller groups, each speaking only its own language— Czechs, Poles, Italians, Scandinavians, etc. And, in addition, the negroes. To form a party of one’s own out of all these calls for exceptionally strong incentives. Every now and again a powerful élan may suddenly make itself felt, but all the bourgeoisie has to do is to stick it out passively, whereupon the dissimilar working-class elements will disintegrate again. » Lettera di Engels a F. A. Sorge del 2 dicembre 1893, in MECW, vol. 50, pag. 236

« It also remains to be explained why American workers did not come to use their suffrage to block anti-labour legislation and to limit the anti-union use of state power. Although the mainstream explanations of 'American exceptionalism' point to issues of relevance in this context, it appears to me that the major factors behind the absence of a socialist labour movement in America must be sought in the difficulties for organization which American workers have been confronted with. The major part of these difficulties are rooted in the fact that the American working class was created through slavery and through successive waves of ethnically very heterogeneous immigrants. The racial and ethnic heterogeneity of the American working class generated spontaneous social organization along ethnic lines and inhibited collective action on the basis of class. American employers also became skilled in exploiting the racial and ethnic cleavages among workers. In addition, immigrants generally tended to define their stay in the new country as a temporary one, and often for a long time retained the hope of returning to 'the old country', something which probably counteracted longterm commitments to collective organization. » Walter Korpi, The Democratic Class Struggle, Routledge & Kagan Paul, London-Boston-Melbourne-Henley, 1983, pag. 29

« [...] poiché l'animale uomo è di carattere difficile, e mostra di non volersi adattare ... alla necessaria distinzione (tra) schiavo e padrone, quella degli schiavi è una proprietà difficile. Ciò è rivelato nelle frequenti rivolte dei Messeni e negli stati in cui si posseggono molti schiavi di una sola lingua... Guardando a tutto questo ci sarebbe da rimanere veramente incerti sul come comportarsi per tutte le cose siffatte. Ci restano due soli mezzi per risolvere il problema: chi vuol avere schiavi che gli siano soggetti più facilmente non deve tenerne di una sola nazione, anzi devono essere quanto più possibile di lingua diversa, in secondo luogo deve allevarli bene non solo per far piacere a loro, ma avendo in vista anche il proprio interesse [...] » Platone, Leggi, 777 ac

Dal XIX secolo i lavoratori cessano progressivamente di essere propriamente schiavi e il lavoro viene - di fatto - noleggiato: il padrone non deve più badare a curare e mantenere lo schiavo, affitta il salariato quanto basta. Quando non è più efficientemente funzionale al profitto economico e, di conseguenza, al potere materiale del padrone, le leggi malthusiane badano a terminarlo fisicamente in modo da garantire il sistema produttivo e la struttura sociale che, con i suoi modi di produzione, sostiene.

Controllando poi le politiche monetarie, si controllano i salari; questo è quindi il motivo per cui la grande finanza impone il regime monetario a cambi fissi, il gold standard o, come in Unione Europea, addirittura una "moneta unica". Per questo motivo è necessaria una banca centrale indipendente dai parlamenti democraticamente eletti. Per questo è necessario un esercito di disoccupati di riserva: si stroncano i salari e si sterilizzano solidarietà di classe e resistenza sindacale tramite il divide et impera proprio come teorizzato da Madison: « Divide et impera, the reprobated axiom of tyranny, is under certain (some) qualifications, the only policy, by which a republic can be administered on just principles »

The liberal principle of "no consciousness" and "low wages".

Profondità e Maschere

« 40. Tutto ciò che è profondo ama la maschera; le cose più profonde hanno per l'immagine e l'allegoria perfino dell'odio. Non dovrebbe essere soprattutto l'antitesi il giusto travestimento con cui incede il pudore di un dio? Una domanda problematica: e sarebbe curioso che un qualche mistico non avesse già osato con se stesso qualcosa di simile. Ci sono eventi di specie così delicata, che si fa bene a sepellirli e a renderli irriconoscibili con una grossolanità; ci sono azioni compiute dall'amore e da una traboccante magnanimità, a seguito delle quali non ci sarebbe nulla di più consigliabile che prendere un bastone e caricare di legnate i testimoni oculari, e così offuscare la loro memoria. Taluni sono capaci di offuscare e bistrattare la propria memoria, per vendicarsi almeno di quell'unico testimone - il pudore è ingegnoso. Non sono le cose peggiori quelle di cui ci si vergogna nel peggior modo: dietro una maschera non c'è soltanto fraudolenza - c'è molta bontà nell'astuzia. Niente mi impedisce di pensare che un uomo, il quale abbia da nascondere qualcosa di prezioso e di facile a guastarsi, rotoli nella vita tondo e rozzo come una grande, vecchia botte di vino pesantemente cerchiata di ferro: così vuole la finezza del suo pudore. Un uomo che ha una profondità nel suo pudore incontra anche i suoi destini e le sue delicate decisioni su strade alle quali sono pochi a giungere, e la cui esistenza neppure agl'intimi e ai più fidati è dato sapere: si cela ai loro occhi tanto il repentaglio cui egli espone la propria vita, quanto la sua riconquistata sicurezza vitale. Un tale uomo riservato, che istintivamente si serve delle parole per tacere e per celare ed è inesauribile nello sfuggire alla comunicazione, vuole ed esige che al suo posto erri nei cuori e nelle menti dei suoi amici una maschera; e anche ammesso che egli non voglia tutto questo, un bel giorno gli si spalancheranno gli occhi sul fatto che a onta di ciò v'è laggiù una sua maschera - e che è bene che le cose stiano in questo modo. Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera: e più ancora, intorno a ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cioè superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che egli dà. »

Friederich Nietzsche, "Al di là del bene e del male"

Energia sessuale, sogni e guerrieri

« Il nagual Elìas aveva grande rispetto per l'energia sessuale » disse don Juan. « Riteneva ci fosse stata data perché la usassimo nel sogno. Credeva che il sogno fosse caduto in disuso perché poteva sconvolgere il precario equilibrio mentale delle persone sensibili. »

« Io ti ho già insegnato a sognare come lui aveva insegnato a me » proseguì. « Mi aveva detto che mentre noi sognamo il punto di unione si sposta lentamente e in modo molto naturale. L'equilibrio mentale sta solo nel fissare un punto di unione in un posto tradizionalmente convenuto. Se i sogni fanno spostare questo punto e si usa il sogno per controllare quel movimento naturale e per sognare è necessaria l'energia sessuale, il risultato può essere talvolta disastroso quando questa energia si esaurisce in rapporti sessuali e non nel sognare. Allora i sognatori spostano alla cieca il loro punto di unione e perdono la testa. » [...]

« Tu sei un sognatore » disse « se non fai attenzione alla tua energia sessuale dovrai rassegnarti all'idea degli incontrollabili spostamenti del tuo punto d'unione. Un attimo fa ti meravigliavi delle tue reazioni. Sai, il tuo punto d'unione si muove piuttosto stranamente perché la tua energia sessuale non è equilibrata ».

Red Army Choir

When you're speaking about liberal and "democratic" West, you are speaking about Monroe Doctrine

When you're speaking about Monroe Doctrine, you're speaking about imperialism.

When you're speak about imperialism - since nuclear and "liberal & politically correct" age - you are speaking about terrorism.

When you're speaking about terrorism, you're speaking about dominant social force behind the authorities: the financial and big owners class and its servants.

When you're speak about liberalism, imperialism and terrorism, you are speaking about class struggle.

When you're speaking about class struggle, you're speaking about oppression and the eschatology of emancipation of Human Kind.


God Damn America: Tu154, Alexandrov Ensemble, Angloamerican Terrorism

All’Italia

All’Italia

O patria mia, vedo le mura e gli archi

e le colonne e i simulacri e l'erme

torri degli avi nostri,

ma la gloria non vedo,

non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi

i nostri padri antichi. Or fatta inerme,

nuda la fronte e nudo il petto mostri.

Oimè quante ferite,

che lividor, che sangue! Oh qual ti veggio,

formosissima donna! Io chiedo al cielo

e al mondo: - Dite dite;

chi la ridusse a tale? - E questo è peggio,

che di catene ha carche ambe le braccia;

sí che sparte le chiome e senza velo

siede in terra negletta e sconsolata,

nascondendo la faccia

tra le ginocchia, e piange.

Piangi, che ben hai donde, Italia mia,

le genti a vincer nata

e nella fausta sorte e nella ria.

Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,

mai non potrebbe il pianto

adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;

che fosti donna, or sei povera ancella.

Chi di te parla o scrive,

che, rimembrando il tuo passato vanto,

non dica: - Già fu grande, or non è quella - ?

Perché, perché? Dov'è la forza antica,

dove l'armi e il valore e la costanza?

Chi ti discinse il brando?

Chi ti tradì? Qual arte o qual fatica

o qual tanta possanza

valse a spogliarti il manto e l'auree bende?

Come cadesti o quando

da tanta altezza in così basso loco?

Nessun pugna per te? Non ti difende

nessun de' tuoi? L'armi, qua l'armi: io solo

combatterò, procomberò sol io.

Dammi, o ciel, che sia foco

agl'italici petti il sangue mio.

Giacomo Leopardi

Essere e Mondo della Vita

L'Universo è finito, ma il Mondo è infinito.

(Sul rapporto tra coscienza e rimandi, tra esistenza ed essenze, nel mistero soggettivo di un processo cognitivo illimitato nell'oggettività dello spazio-tempo limitato)


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